Giuseppe, santo dimenticato fra trivelle, cene e nastrini
Delusione massima. Fino a qualche ora fa ero portato a pensare, che al di là delle esternazioni, il più delle volte da extraterrestri, i nostri politici avessero qualche pensiero che li avvicinasse ai comuni mortali che frequentano insieme a loro questa terra. Spinto da ardore paterno, come accade ormai ogni mattina, sono andato a curiosare sulle loro pagine twitter, in cerca di un qualche messaggio che mi introducesse alla giornata di una delle feste che, dopo il Natale, mi suggerisce maggiori sensazioni. In fondo la giornata della donna, ancorché scivolata nella retorica del celebrazionismo, ha una sua matrice di lotta. La giornata di oggi, dedicata a San Giuseppe ed in subordine ai papà, mi sembrava, al di là delle facili battute legate agli attrezzi professionali del santo, come una felice combinazione fra spirito confessionale e ateo. Insomma, con le poche conoscenze teologiche che mi ritrovo, la figura di Giuseppe nella natività, ma anche nella vita di Gesù, mi ha sempre dato la sensazione di un personaggio di secondo piano rispetto alla Madonna. Come se la celebrazione della maternità avesse un significato più centrale rispetto a quella della paternità. Un padre inconsapevole, insomma, per di più modesto falegname e consorte di una donna illibata. Perciò solo per oggi rivendico un senso di rivincita nei confronti dei protagonisti. Come se anche alle seconde fila fosse concessa, per una giornata, la gioia di un primo piano. Per un giorno, non di più, in cui dimenticare che i mammi sono per definizione quei papà che si occupano volontariamente dell’educazione e della crescita dei figli, non soltanto provvedendo, almeno una volta era così, economicamente ai loro bisogni. Per carità, nessuna contrapposizione, nessuno scadimento nella battaglia di genere, nessuna gara maschi contro femmine.
Eppero’, già turbato dal fatto che in un asilo della nostra città la festa del papà fosse stata cancellata con una motivazione assurda, legata alla presenza di troppi figli di coppie separate. Con il paradossale risultato di segnare una violenza nei confronti dei bambini delle coppie ancora integre, in cui gli “anormali” sembrerebbero proprio loro (a volte il meccanismo di prevaricazione di certe minoranze nei confronti delle maggioranze, o viceversa, mi risulta particolarmente oscuro n.d.r.). Così sono andato con ottimismo a guardarmi le succitate pagine twitter pensando ad un diluvio di cinguettii. E… da qui la mia delusione. Pensavo che almeno la generalessa Pinotti, ministra della difesa, tanto attenta alle ricorrenze dalla festa per l’unità d’Italia, a quella della donna, sino all’autocelebrazione del giorno del suo giuramento per un dicastero fino a due anni fa prerogativa soltanto maschile, postasse un tenero tweet nei confronti del coniuge Gianni Orengo, a quanto si dice, tanto attento nei confronti delle due figlie da consentirle di sviluppare le sue femminili ambizioni di parità in politica. Tanto più che la maggior parte dei suoi sottoposti appartengono al genere maschile Invece niente, sempreche’ la ministra non abbia preferito, almeno per il marito, un augurio di persona o un più intimo messaggio su facebook.
Poi mi sono attardato sulle pagine dei maschietti raccogliendo la miseria di due cinguettii. Il primo dell’assessore Marco Scajola, per la verità più attento a celebrare la discendenza di casta, con gli auguri personali al papà Sandro che compare in una foto d’antan in cui un giovane sindaco, con occhiali da sole, sfila di fronte a un battaglione di carabinieri, tutti uomini, in uniforme da parata.
La seconda di Pierluigi Vinai segretario dell’Anci, è riuscita a darmi un qualche conforto. Perché’ Vinai scrive “Tanti auguri a tutti i papà affinché possano è sappiano portare il peso della responsabilità con saggezza e serenità”. Con un ulteriore augurio “San Giuseppe ci aiuti” che ci ricorda immediatamente le sue origini confessionali. Tanto che in un tweet precedente omaggia proprio il Santo “Uomo di fede, uomo giusto, uomo obbediente, uomo del silenzio, uomo del si'”.
E incontrollabile mi è frullata nella testa la contrapposizione, in un epoca in cui attraverso i social cadiamo inderogabilmente nell’autocelebrazione, tra la figura di questo santo di secondo piano e i tanti simbolismi atei che ci ossessionano ai giorni nostri. Dalle trivelle in tema di referendum che divide ambientalisti, destra e sinistra e sinistra della sinistra, ai nastrini. Da quelli arcobaleno in tema con la giornata, con le divisioni sulle unioni civili e sulla paternità e maternità surrogata o responsabile, sino a quelli rossi della lotta all’Aids, a quello giallo di chi aspetta un ritorno, sdoganato anche al Famili day, appuntato sul gonfalone della nostra Regione, per fare pressing per il ritorno dei nostri maro’, alle prese con una assurda vicenda giudiziaria in India. E giù sino al nastro lilla della lotta alla bulimia e all’ anoressia, celebrata, appena quattro giorni or sono, con la fontana di piazza De Ferrari che sputava acqua color malva. Colore dopo colore un vero tripudio senza troppo impegno. Tanto che di fronte a questo proliferare di nastrini etichettati con l’espressione di un attivismo pigro, che non prevede esborsi si denaro o impiego di fatica, un attore George Carlin ha suggerito di denunciarlo rispondendo pan per focaccia con un altro nastrino. Di un evocativo color marrone.
Ma vorrei finire con l’ultimo nato, sempre in tema di simbolismi, in questo caso uno slogan. Quel “Change” inglesismo su cui si sono spesi fiumi di inchiostro contrapponendolo alla discontinuità ed al cambiamento coniati qualche anno fa dal centrosinistra. Change e’ l’associazione-comitato elettorale del governatore Giovanni Toti, la cui nascita e’ culminata proprio ieri sera nella cena da mille euro a partecipante. Politico, giornalista solitamente accurato comunicatore, il nostro Toti. Tanto da sottolineare ogni momento della sua impegnata giornata con una fotografia di se stesso e un pensierino. Eppure carente in questa giornata di festa del papà, a cui anche se senza figli, almeno avrebbe potuto esternare un augurio rivolto ai liguri. Ma probabilmente è tanto attento alla sua vocazione politica da dimenticarsene. Noi no.
Però politica per politica e polemica per polemica non ci è sfuggito il tweet del segretario provinciale Pd Alessandro Terile che ha postato una foto sulla sua pagina Twitter in cui compare alla cena del circolo Pd di Pra’. Senza perdere il gusto per un messaggio che, in questo momento, in cui l’autoreferenzialismo e’ imperante, ci induce a pensare al passato della politica, imperniato anche sulla condivisione e sullo spirito di servizio “L’impegno e la passione valgono più di mille euro”. Perché non è sempre solo maschi contro femmine, ma anche maschi contro maschi. Anche in questa giornata di festa in cui dovremmo invece lasciare spazio ad un po’ di solidarietà maschile. Ma la solidarietà di genere, il fraternizzare, specie nell’agone politico, risulta merce rara. Proprio come lo è oggi il santo in questione. Uomo di fede, giusto, obbediente, uomo del silenzio, uomo del si’. E… accidenti, tutto preso dal primato della politica stavo per dimenticarmene persino io. Perciò’ buona festa del papà a tutti.
Il Max Turbatore


Devi effettuare l'accesso per postare un commento.